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Ex mariti
Due terzi degli uomini divorziati trovano scappatoie per evitare di
mantenere le loro precedenti famiglie. Adesso le cose potrebbero cambiare.
Radicalmente
di Renzo Di
Rienzo
Divorziate
e dissestate hanno trovato due alleati preziosi per battere il maschilismo e
l'indifferenza del governo Berlusconi e dei suoi predecessori. L'esistenza
di queste donne e dei loro figli è affidata a quel gesto che gli ex mariti
compiono con estrema riluttanza: versare l'assegno di mantenimento. Due
terzi degli ex finiscono per ometterlo del tutto o per compierlo
saltuariamente. Meglio litigare a vita, essere trascinati in tribunale,
rischiare condanne penali, affidare i propri beni a prestanomi, insomma ogni
nefandezza, piuttosto che sottostare all'obbligo di quel maledetto
assegno.
Il primo alleato, le associazioni a difesa delle donne lo hanno trovato a
Bolzano. Luis Durnwalder, presidente dalla provincia, sta studianto la
possibilità che la sua amministrazione anticipi l'assegno alle mogli per poi
rivalersi sui mariti. In città, questa categoria si ritiene già talmente
vessata da aver creato la prima casa che ospita proprio quei padri spiantati
dagli alimenti a mogli e figli.
Il secondo alleato lo hanno individuato a Roma. Il sindaco Walter Veltroni
aveva promesso prima delle elezioni che avrebbe trovato il modo di
costringere i mariti a versare l'assegno. Ora, sospinto dall'associazione
Progetto Famiglia, il comune di Roma ha deciso di organizzare a fine aprile
una tavola rotonda per individuare lo stratagemma che gli consenta di
intervenire in queste dispute.
Mariella Gramaglia, assessore alle Pari opportunità del Comune, anticipa:
«Vorremmo creare un fondo di garanzia che versi l'assegno alle donne
disagiate con figli. Poi il Comune dovrà rivalersi sui mariti inadempienti.
Se giuridicamente questo non fosse possibile, allora ritengo che dovremmo
avviare una battaglia politica a livello nazionale per fare in modo che sia
lo Stato a costringere i mariti a versare l'assegno».
I tribunali non sempre ci riescono. Fra le tante e lunghe vertenze in
discussione nelle aule giudiziarie, ne abbiamo individuate due, una al Sud e
una al Nord, che rispecchiano bene l'impossibilità di costringere i mariti,
soprattutto se lavoratori autonomi e imprenditori, a pagare gli alimenti.
Carmelo, un produttore ortifrutticolo lucano, non versa l'assegno di 3
milioni da sette anni, cioè da quando si rende conto che la sua ex moglie
non sarebbe mai più tornata con lui. A quel punto decide di fargliela
pagare. Intesta le sue piccole aziende a lontani parenti pur continuando di
fatto a gestirle lui stesso in modo semiclandestino. Comincia a vivere da
eremita al punto che l'ufficiale giudiziario non trova mai niente di valore
da pignorargli. In questi anni di battaglie legali, viene condannato a sei
mesi di reclusione. Poiché non rischia di finire in galera, può permettersi
di andare avanti ad oltranza nel suo proposito di vendetta.
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