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Corte dei conti: chi non ha diritto agli alimenti non ha diritto alla pensione di reversibilità La sentenza sul caso della vedova divorziata di uno statale
Divorziare in armonia può essere controproducente per i propri interessi. Arrivare ad una composizione amichevole, magari rinunciando alla corresponsione degli alimenti, può avere conseguenze imprevedibili. Come quella di vedersi negare la reversibilità della pensione dell’ex coniuge deceduto, perché non è stato stabilito dal giudice il cosiddetto assegno divorzile, quello che per decisione del magistrato il coniuge più ricco deve corrispondere gli alimenti a quello più povero. La Corte dei conti ribadisce che solo chi ha ottenuto "per via giudiziale" il diritto agli alimenti matura il diritto alla reversibilità della pensione dell’ex coniuge defunto (sempre che non frattempo non ci sia in mezzo una nuova moglie). Per cui la ex moglie che rinuncia amichevolmente a gravare sull’ex coniuge anche dopo il divorzio rinuncia, ed è bene che lo sappia subito, non solo all’assegno di oggi, ma anche alla pensione di domani. Questo perché, secondo i giudici della Corte, che sono anche i giudici di ogni controversia in materia pensionistica tra cittadini e Stato, lo scopo della legge è quello di assicurare la continuità del sostentamento al coniuge economicamente più debole anche dopo la morte di quello più forte. Ma attenzione: è bene ribadire che l’assegno non deve essere contrattato liberamente tra le parti, ma stabilito dal giudice. Per cui, curiosamente, per voler difendere il coniuge più debole può capitare che una divorziata che ha amichevolmente contrattato un assegno cospicuo dall’ex marito si veda, alla morte di costui, privata completamente del sostentamento, mentre un’altra che ha ottenuto dal giudice un assegno di poche lire si vedrà premiata con la pensione di reversibilità dell’ex marito, accrescendo così le proprie entrate. Va osservato infatti che la sentenza non stabilisce nessun rapporto tra ammontare dell’assegno divorzile e reversibilità. I magistrati della Corte dei conti non si sono in sostanza voluti discostare dalla semplice applicazione letterale della legge. Non ci sono gli spazi nella "dizione" della norma –dicono- per interpretazioni più elastiche che reggano ad una verifica giuridica. Per cui, probabilmente, alla fine chi ci ha guadagnato è lo Stato, che eviterà così di pagare anni ed anni di pensioni alle ex mogli. (8 giugno 1998) Corte dei conti sezione terza giurisdizionale~ centrale di appello
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